ASI TV | Aida, così Esa e Nasa difendono la terra dagli asteroidi
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Aida, così Esa e Nasa difendono la terra dagli asteroidi La Terra ha bisogno di difendersi. E' esposta non solo ad azioni umane spesso dannose, ma deve fronteggiare anche insidiosi pericoli che arrivano dallo Spazio. Uno dei più temuti è l'impatto violento con asteroidi, impossibili da intercettare e fermare. Finora, almeno. L'agenzia spaziale europea (Esa) e la Nasa sono al lavoro su un programma congiunto che mira alla realizzazione di un sistema in grado di deviare gli asteroidi e salvare, così, la Terra. Non è facile. Le difficoltà di portare uno strumento costruito dall'uomo su un corpo in movimento nello Spazio sono emerse chiaramente durante la missione Rosetta, che ha previsto lo storico atterraggio del lander Philae sulla superficie della cometa 67P Churyumov-Gerasimenko. Ma non senza difficoltà. Ora gli scienziati ci riprovano, e con qualche aggiunta. Il programma internazionale varato per deviare gli asteroidi si chiama Asteroids Impact & Deflection Assessment (Aida) e prevede la partecipazione anche della Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, oltre che dell'Agenzia spaziale tedesca (Dlr) e dell' Observatoire de la Côte d´Azur. Sostanzialmente si sviluppa in due missioni gemelle, una targata Stati Uniti e l'altra Europa, destinate a concentrarsi su uno stesso sistema binario di asteroidi chiamato Didimo. La prima a partire sarà quella europa, AIM (Asteroid Impact Mission). Sarà questa ad avere il compito di fotografare in ogni dettaglio Didimo, costituito da un corpo più grande di 800 metri di diametro e da uno più piccolo il cui diametro è di 170 metri. La sonda fornirà informazioni sulla sua massa, sul suo aspetto, sulle sue strutture superficiali e sul suo sottosuolo. Alla fine avremo una mappa 3D dell'asteroide. AIM rilascerà poi dei satelliti CubeSats e un lander che scenderà sulla superficie del Didimo più piccolo, chiamato Didymoon. Il lander fornirà una dettagliata caratterizzazione della struttura interna dell'asteroide. Peraltro il lander Mascot 2 è stato progettato e testato dalla Germania basandosi sul lander che raggiungerà l'asteroide Ryugu con la missione giapponese Hayabusa 2 prevista per il luglio 2018. Mascot 2 sarà in parte identico al suo predecessore, ma con due novità importanti: la sistemazione dell'antenna trasmittente a bassa frequenza e i pannelli solari che gli permetteranno di sopravvivere diverse settimane sulla superficie di Didymoon. Gli scienziati e i tecnici sono al lavoro per la missione ESA-NASA, la cui prima finestra di lancio è attesa per il 2020. E' nel 2022 invece che Didimo si troverà 'vicino' alla Terra, ad 11 milioni di chilometri di distanza da noi. Nel quartier generale di Madrid dell'azienda spagnola Gmv è avvenuta in questi giorni la simulazione delle fasi più delicate dell'avvicinamento all'asteroide, utilizzando una camera montata su un braccio robotico. E' stato un test estremamente realistico, che apre la strada alla realizzazione del delicato atterraggio del lander, che avverrà in condizioni di totale autonomia e di risorse limitate. La camera dell'Esa catturerà delle immagini per selezionare i punti di riferimento dentro al suo campo visivo e analizzarli uno a uno. E' la stessa camera, peraltro, ad essere dotata di un sistema di archiviazione e di spedizione verso il computer di navigazione. L'obiettivo della missione è quello di esplorare in maniera completa i corpi più piccoli del Sistema solare in un modo mai provato prima, aprendo nuove strade. Alcuni mesi dopo l'arrivo della sonda europea, Didimo sarà raggiunto anche da quella statunitense. Si chiama Dart (Double asteroid redirection test), pesa circa 300 chili e ha il compito di colpire l'asteroide producendo una variazione nella sua velocità. Sarà AIM ad osservare tutte le sue mosse e a studiare come e quanto è cambiato Didimo dopo l'impatto. Proprio per questo motivo, due settimane prima dell'arrivo di Dart la sonda europea si sposterà a 100 chilometri di distanza per condurre in tutta sicurezza le osservazioni dell'impatto. Dopo l'impatto, la missione sarà conclusa con una ulteriore fase di osservazione e descrizione. Questo è il momento chiave della missione: capiremo se siamo in grado di raggiungere un asteroide e di deviare la sua corsa, impedendogli di raggiungere la Terra.


ASI Agenzia Spaziale Italiana, 2015