ASI TV | La grande illuminazione
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300.000 chilometri al secondo. Un numero appartenente ai tempi della scuola, che impariamo fin da piccoli e difficilmente dimentichiamo. È la velocità della luce, protagonista di dozzine di formule e regina indiscussa della fisica classica. Ma da dove viene questa cifra fondamentale? Per saperlo, oggi basta aprire l’homepage di Google: l’omino pensieroso che cammina avanti e indietro e a cui l’azienda di Larry Page ha dedicato un doodle è Ole Rømer, l’astronomo danese che per primo ha misurato la velocità di propagazione di un’onda elettromagnetica. Era il 7 dicembre 1676, e quella che celebriamo oggi è una delle più grandi illuminazioni della scienza - avvenuta esattamente 340 anni fa. Rømer capì innanzi tutto una cosa cruciale: la velocità della luce non è infinita, come si pensava fino al XVII secolo. Mentre lavorava alla misurazione delle eclissi lunari di Giove, l’astronomo si rese conto che la luna Io si eclissava in modo diverso a seconda della distanza del gigante gassoso dalla Terra. Da qui, l’intuizione: la luce che giunge fino a noi deve avere una velocità finita. Affinando i calcoli negli anni successivi si arrivò alla stima di 300.000 chilometri al secondo, numero che da 340 anni è impresso nella memoria dell’uomo.


ASI Agenzia Spaziale Italiana, 2015