Una galassia giovane, ma già sorprendentemente matura
Grazie all’analisi di una lente gravitazionale generata da una galassia ellittica distante circa otto miliardi di anni luce, gli astronomi sono riusciti a osservare un quasar ancora più remoto, la cui luce ci appare distorta e moltiplicata in più immagini lungo il percorso. La lente, denominata J1453+0529, è una rara configurazione nota come 'Croce di Einstein', in cui quattro immagini del quasar appaiono disposte simmetricamente attorno alla galassia lente.
Ma cosa significa, esattamente, lente gravitazionale?
Secondo la relatività generale di Albert Einstein, la massa curva lo spazio-tempo. Quando la luce attraversa queste curvature, non segue più una traiettoria rettilinea, ma viene deviata. Se tra noi e una sorgente lontana si interpone un oggetto molto massivo, come una galassia, la sua gravità può agire come una lente: amplifica la luce, la distorce e, in condizioni particolari, genera immagini multiple della stessa sorgente.
Sfruttando questo allineamento, gli astronomi (un team guidato da Quirino D'amato dell'Istituto Nazionale di Astrofisica) hanno potuto misurare con precisione la massa della galassia J1453g e ricostruirne il profilo, scoprendo che, pur osservata in una fase relativamente precoce, presenta una popolazione stellare con caratteristiche chimiche molto simili a quelle della Via Lattea, che invece appartiene a uno stadio evolutivo ben più avanzato.
Le analisi indicano quindi l’esistenza, in un universo ancora giovane, di sistemi le cui proprietà sono generalmente tipiche di strutture osservate in epoche successive. Un risultato che mette in discussione l’idea di una crescita necessariamente lenta e lineare delle galassie, suggerendo nuovi scenari in cui questi processi possono essere più rapidi o seguire percorsi più complessi di quanto finora ipotizzato.
Le lenti gravitazionali dimostrano, ancora una volta, come una distorsione dello spazio-tempo possa diventare uno degli strumenti più potenti per osservare l’universo profondo, in particolare nelle sue fasi più antiche.
CREDITS: Nasa Goddard, Telescopio Nazionale Galileo
MUSIC: Sonican