Saturno sotto lo sguardo di Webb e Hubble
Saturno è tornato sotto i riflettori: lavorando in sinergia, i telescopi Webb e Hubble hanno osservato il gigante gassoso in lunghezze d’onda complementari, offrendo un ritratto inedito dell’atmosfera del sesto pianeta del Sistema Solare.
Se Hubble osserva Saturno nella luce visibile, mettendo in evidenza sottili variazioni cromatiche delle sue nubi, Webb sfrutta l’infrarosso per penetrare negli strati atmosferici e rivelare la presenza di gas, nubi e strutture a varie altitudini.
Il risultato di questo lavoro congiunto è visibile nelle immagini acquisite nel 2024, a pochi mesi di distanza, che mostrano un’atmosfera planetaria incredibilmente dinamica.
Tra gli elementi più evidenti spicca una corrente a getto persistente, la cosiddetta “ribbon wave”, che attraversa le medie latitudini settentrionali. Poco più in basso si distingue anche una traccia della tempesta che ha investito il pianeta tra il 2010 e il 2012, mentre numerose altre bufere punteggiano l’emisfero meridionale.
Visibili debolmente in entrambe le immagini, i bordi appuntiti di uno dei simboli più caratteristici di Saturno: il vortice esagonale situato al polo nord, una struttura atmosferica stabile scoperta dalla missione Voyager negli anni Ottanta. Ancora oggi rappresenta uno dei fenomeni meteorologici più enigmatici del Sistema Solare, e potrebbe presto scomparire alla vista con l’arrivo dell’inverno polare, che porterà quell’area nell’oscurità per oltre un decennio.
Le osservazioni infrarosse di Webb rivelano anche dettagli sui poli del pianeta, che appaiono con una tonalità grigio-verde. Questo effetto potrebbe essere legato alla presenza di aerosol ad alta quota o alle aurore, generate dall’interazione tra particelle elettricamente cariche e campo magnetico.
Protagonista anche il sistema di anelli, particolarmente brillante nell’infrarosso per via del ghiaccio d’acqua altamente riflettente. Le differenze tra le immagini dei due telescopi permettono inoltre di distinguere strutture sottili e variazioni nella composizione degli anelli, offrendo nuovi indizi sulla loro evoluzione.
Questi dati si inseriscono in una lunga tradizione di osservazioni, che include anche la storica sonda Cassini, che dopo 13 anni in orbita attorno a Saturno, ha concluso la sua missione scientifica tuffandosi nell’atmosfera del pianeta.